vitigni con vista sull'isola di Capri

         vitigni con vista sull’isola di Capri

Hotel Don felipe celebra i grandi vitigni della Campania: Aglianico, Fiano di Avellino, Greco di Tufo non dimenticando la versatilità dei vitigni di Ischia: Biancolella, Piedirosso, Forastera. Una piccola guida all’assaggio dei vini sulla nostra terrazza panoramica su Capri e castello Aragonese.

È difficile raccontare tremila anni di storia del vino ma vale la pena soffermarsi sui vitigni che oggi sono più conosciuti e che ogni giorno troviamo come vino nella nostra carta dei vini.  Vitigni che fino a qualche anno fa erano solo patrimonio locale o tutt’al più prodotti per autoconsumo, oggi possono essere gustati  anche in purezza  grazie alle moderne tecniche enologiche tese a conservare il prezioso patrimonio cromatico e corredo aromatico, abbiamo voluto regalare ai visitatori del nostro sito una piccola guida ai vitigni campani ed isolani con la speranza di farveli provare nel nostro Albergo ad Ischia. Vedrete, sulla terrazza del Don Felipe i vini avranno un sapore speciale.

 

Ecco i vitigni Rossi più noti in Campania e i loro abbinamenti:

L’Aglianico: è l’antica “vitis ellenica”, denominata Aglianico sotto la dominazione Aragonese molto diffuso nel Sannio, nel Beneventano e sulle pendici del Monte Vulture. Vinificato in purezza dopo tre anni di invecchiamento -di cui uno in botte di rovere – produce il Taurasi, uno dei grandi Rossi dell’enologia nazionale. Ha colore rosso rubino, dai riflessi aranciati, bouquet ampio,complesso con sentori speziati, di liquirizia e di cacao; sapore asciutto,armonico vellutato. Indicato con carni rosse, selvaggina, piatti a base di spezie o tartufi, si serve a 18°.

 

IMG_0721Piedirosso:diffuso nella zona di Solopaca, contribuisce con altri vitigni alla produzione del Solopaca Rosso. Considerato un vino fine a tutto pasto, è armonico e vellutato. Altra denominazione di questo vitigno è Per’e’palummo che nell’isola d’Ischia con la Guarnaccia produce l’Ischia Rosso d.o.c . Si abbina perfettamente a carni bianche e nell’isola con il coniglio all’ischitana. Si serve a 16°.

 

Pallagrello nero: in antichità confuso con la coda di volpe nera, trova il suo habitat naturale nella provincia di Caserta nella zona Terra di lavoro. Anticamente allevato a raggiera, oggi  dona la produzione migliore a cordone speronato o guyot. Ha una buccia spessa, il grappolo ha una forma spargola ed alla maturazione presenta un buon livello zuccherino ed un PH contenuto. Si abbina a piatti di selvaggina. Si serve a 18°.

 

Casavecchia: l’origine di questo vitigno della provincia di Caserta è sconosciuta, mentre il nome è da attribuire al ritrovamento dei ceppi in una casa diroccata all’inizio del ‘900. Abitualmente è allevato a spalliera, dando così buoni risultati. La maturità del grappolo, anche in questo caso spargolo, è intorno alla prima decade di ottobre. Il vino si presenta di colore rosso rubino intenso, con  profumi di vegetale e di frutta rossa, tannico in gioventù, equilibrato al gusto. Da abbinare a carni rosse. Si serve a 18°.

 

Sciascinoso: è uno dei vitigni più importanti della provincia di Napoli, la sua migliore produzione si ottiene alle pendici del Vesuvio con il piedirosso dando origine alla Doc Lacryma Christi del Vesuvio (rosso e rosato). Come vitigno complementare lo troviamo anche nella Doc Campi Flegrei (rosso), nella doc Penisola Sorrentina (rosso e rosso frizzante) e nella doc Costa D’Amalfi (rosso e Rosato). Di un bel rosso rubino con riflessi violacei, floreale e fruttato, al gusto è secco, poco tannico, armonico; si abbina anche ad una zuppa di pesce. Si serve a 16°.

Questi i vitigni Bianchi della Campania: 

Falanghina: antichissimo vitigno celebrato da Virgilio, Orazio e Plini, era quasi stato abbandonato durante i secoli poi, essendo uno dei vitigni non attaccati dalla fillossera, è stato rapidamente rivalutato e allevato su piede franco. Aree vocate sono il Sannio Beneventano, i Campi Flegrei e la zona del Casertano. Si presenta con un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, odore vinoso con spunti floreali, gradevole, sapore secco, sapido, gradazione minima complessiva 11°. È indicato come aperitivo o su piatti delicati a base di pesce o pesci in bianco. Si serve a 10 gradi.

 

Forastera: gli Eubei, primi colonizzatori greci dell’isola d’Ischia, importarono la vite in Italia verso la il VII sec. A.c.. La Biancolella trovò l’habitat ideale ad Ischia, isola di origine vulcanica, sede di fonti naturali di acqua termale, minerali e radioattive. Durante il periodo critico della fillossera ,fu importato un vitigno forestiero (da cui Forastera) più resistente alla malattia. E’ di difficile coltura tanto che l’Istituto Agrario di Portici ne consigliò l’espianto subito dopo che fu trovato un rimedio alla crittogama; ma ormai il vitigno aveva allignato ed oggi produce vini di discreto valore . Morbido in certi anni e con sentori di fiori a e frutti a bacca bianca, è ottimo da abbinare a piatti a base di gamberoni. Si serve a 9 gradi.

Bianconera

Biancolella

 

Coda di Volpe: coltivato nell’area vesuviana ricca di cenere, la Coda di volpe produce, con la Verdeca, la Falanghina ed il Greco, un vino – il Lacryma Christi del Vesuvio, di sapore secco leggermente acidulo, dal bouquet fine e persistente. E’ generalmente un vino a tutto pasto ma in particolare è apprezzato come aperitivo e si addice ad antipasti freddi a base di pesce o minestre in brodo leggere, asciutte con salsa di pesce. Si serve a 10 gradi.

 

L’Asprinio di Aversa: è un vino tra i più antichi della Campania, conosciuto sin dai tempi di Plinio e considerato da sempre il vino di Napoli. E’ ottenuto da viti che arrampicandosi verso il cielo fino a raggiungere quote di 15 metri d’altezza, formano delle meravigliose e suggestive pareti verdi cariche d’uva. Questo sistema di allevamento a tutore vivo è anche conosciuto come sistema etrusco e la vite si diceva “maritata” all’albero. Questo vino secco, dal colore paglierino scarico con riflessi verdognoli, dall’odore fruttato e delicato, è consigliato da bersi giovane e per accompagnare piatti di pesce. Si serve ad una temperatura di 11°. Ottimo anche come spumante metodo Charmat servito a 8°.

 

Biancolella: gli Eubei, primi colonizzatori greci dell’isola d’Ischia, importarono la vite in Italia verso la il VII sec. A.C.. La Biancolella trova l’habitat ideale ad Ischia, isola di origine vulcanica, sede di fonti naturali di acqua termale, minerali e radioattive. Queste caratteristiche del terreno ricco di minerali quali il fosforo e il potassio contribuiscono alle caratteristiche organolettiche dei vini; dal sapore asciutto, dal giusto corpo, armonico, dai profumi di ginepro e dal retrogusto leggermente ammandorlato, è ottimo da abbinare a piatti a base di pesce. Si serve a 10 gradi.

 

Greco: vitigno importato dai Greci Aminei dell’Ellade prima della fondazione di Roma, è molto diffuso in Campania ma ha trovato la sua collocazione ottimale nella valle del Sabato producendo vini di ottima qualità. Il vino si presenta con un colore giallo paglierino chiaro,al naso presenta un profumo molto ampio di frutta e fiori, fresco, da accompagnare a crostacei o grigliate di pesce. Si serve a 10 gradi. Dal 2003 il greco di tufo è docg.

 

Fiano: vitigno autoctono anticamente denominato latino per distinguerlo dal Greco.

Plinio aveva denominato queste uve Apianee, perché le api ne andavano ghiotte. La limitata coltivazione del vitigno Fiano è concentrata particolarmente nell’ avellinese, ambiente particolarmente favorevole alla coltura dei noccioleti del cui aroma questo vino è ricco. Il colore è un giallo paglierino con profumi floreali e sentori di nocciola, molto fresco, ottimo come aperitivo o per accompagnare piatti di frutti di mare. Si serve a 10 gradi. Dal 2003 il Fiano d’Avellino è docg.